Prof da 30&Lode! – Roberta Spadoni (UniBo) – [INTERVISTA]

Ecco una nuova, simpatica rubrica creata per dar voce ai docenti di tutta Italia sul tema «Studenti alle prese con i fornelli». Un modo per scoprire cosa ne pensano i nostri prof, il loro punto di vista ed eventuali suggerimenti sulla condotta degli universitari in cucina e a tavola.
“Prof da 30&LODE”. Abbiamo scelto questo titolo perché daremo un voto ai docenti che si offriranno gentilmente di collaborare con “Lo studente indeciso ai fornelli”. Una breve intervista in cui i nostri prof ci confesseranno qualche segreto di gioventù, dispenseranno consigli e, magari, riusciranno anche a strapparci un sorriso… grazie prof!
Il nostro primo ospite è quindi la Professoressa Roberta Spadoni, bolognese e Professore associato di Marketing Agroalimentare presso il Dipartimento di Scienze Agrarie a Bologna.

La Prof.ssa Roberta Spadoni
La Prof.ssa Roberta Spadoni

– Buongiorno Professoressa Spadoni! Come ci riferiscono fonti attendibili, Lei è una docente che sta molto simpatica ai suoi studenti e siamo certi che lo sarà anche a tutti gli altri che seguono “Lo Studente Indeciso” e che leggeranno quest’intervista.Qual era il suo rapporto con la cucina da studentessa universitaria? E com’è cambiato adesso?

Ho frequentato l’università nella stessa città in cui vivevo e quindi non ero responsabile totalmente del cibo che consumavo. Ho sempre però dato una mano in famiglia e cucinavo già a 13 anni per aiutare i miei genitori che avevano un negozio ed erano impegnati. Nel periodo dell’università ero una semplice esecutrice perché non decidevo io cosa cucinare ma tra gli amici ero quella che portava torte fatte in casa o quando si andava in vacanza ero “addetta” alla cucina. Le mie ricette erano molto legate alla tradizione bolognese e già da allora stavo molto attenta alla qualità degli ingredienti (forse perché avevo due nonne che cucinavano benissimo, la mia mamma è tuttora bravissima, il mio papà era salumiere, bravo cuoco e molto curioso).

Cosa è cambiato ora?

La ricerca della qualità è rimasta la stessa e la maggiore disponibilità di spesa mi permette di scegliere. La tradizione della famiglia è molto radicata anche se, con un marito pugliese le contaminazioni sono aumentate. Mi piace sperimentare, mi piace cucinare, continuo a fare tutto in casa (non ho mai comprato pasta fresca) e rispetto ai vent’anni ho ridotto moltissimo l’uso di condimenti tipici del nord e aumentato tantissimo la varietà e il consumo di verdura e legumi.

Cosa pensa in merito alla condotta degli studenti universitari alle prese con i fornelli e cosa consiglierebbe?

Credo che non si possa generalizzare: ho visto studenti che ritengono la preparazione dei pasti solo un peso e non curano l’alimentazione, ma ho visto tanti studenti, soprattutto negli ultimi anni, che amano cucinare, stanno attenti alla qualità, curano la convivialità. Spesso, i miei studenti si trovano tra di loro e sperimentano cucine che vengono da regioni diverse (addirittura poche settimane fa è venuta una mia studentessa a farmi assaggiare delle larve cotte al forno che aveva proposto, con varie ricette, ai suoi colleghi). Il cibo è importante, non solo in termini di quantità, e spesso lo valorizzano. Cosa consigliare? Di non pensare che puoi mangiare bene solo se hai tanti soldi, anche con poco si possono preparare piatti ottimi; non pensate che il tempo impiegato per fare la spesa o cucinare sia tempo perso, basta organizzarsi perché il cibo è nutrimento, cultura e relazione; ed infine, siate curiosi, potreste scoprire che non sempre i piatti della mamma sono gli unici gustosi.

Che cosa potrebbe fare in più l’università per migliorare lo stile di vita degli universitari?

Ruolo principale dell’università è trasmettere conoscenza e formare le donne e gli uomini del futuro anche nella loro capacità di rispondere alle richieste della vita. Il cibo porta con sé conoscenze, tradizioni, cultura, legami e relazioni e potrebbe essere usato per pensare e sostenere iniziative che pongano in evidenza questi aspetti. Nel pratico, però, credo che più che dall’alto, tali iniziative debbano partire dagli studenti che possono chiedere “sostegno”, anche economico al loro Ateneo. Ovviamente, discorso a parte è per le mense, sinceramente non so come vengono gestite ma l’offerta deve orientare ad un consumo sano e variato.

Circa due mesi fa, “Lo studente Indeciso” ha lanciato l’iniziativa #ieatit, per smentire gli stereotipi sugli studenti in tema alimentare. A tal proposito, quali sono secondo lei i luoghi comuni veri e quali i falsi?

Come dicevo prima non si può generalizzare: alcuni studenti effettivamente trattano il cibo come una cosa non importante (“mangiano schifezze”, “cucinano solo pasta” “mangiano solo quando tornano da casa o la mamma manda qualcosa”, “mangiano quando e come capita”) ma tanti altri si comportano in modo molto diverso, consapevoli dell’importanza di un’alimentazione regolare e sana. Quindi non si parla di cose vere o cose false ma di quanti hanno un comportamento di un certo tipo e quanti un altro. Siamo uomini, con bisogni e comportamenti diversi, che cambiano nel tempo e dalle situazioni, dal contesto nel quale viviamo e da chi abbiamo intorno. Generalizzare è sbagliato.

Adesso mettiamo alla prova le sue capacità culinarie: ci consiglia una ricetta facile, veloce, economica e buona? (…Sappia che verrà messa ai voti dai nostri Studenti!)

Questa è la domanda più difficile anche perché molto spesso, quando cucino, apro il frigo e invento sul momento ed inoltre cerco di dedicare un certo tempo alla cucina. Mi è però venuta in mente una ricetta che ai miei amici di università piaceva molto quando la portavo per pranzare insieme. Non ha un nome, decidete voi come chiamarla, e per le quantità direi che “ad occhio” è l’unico suggerimento (dipende da quanti siete):

Fette di pane da toast
Uova
Latte
Sale
Pepe
Scamorza affumicata (va bene anche altro formaggio filante, quello che avete in casa da usare)
Prosciutto cotto o mortadella
Sbattete le uova con un po’ di latte, sale e pepe. Ungete una teglia da forno con i bordi alti, coprite il fondo con le fette di pane da toast e, aiutandovi con un mestolino, bagnate bene le fette con l’uovo e il latte sbattuti insieme. Mettete la scamorza tagliata a fette, il prosciutto e fate un altro strato di pane. Imbevete il pane con l’uovo e il latte e fate un altro strato di formaggio e di prosciutto. Terminate con altro pane bagnato con uovo e latte. Infornate a 180°, spegnete quando il pane è ben dorato. Va consumato tiepido o freddo il giorno dopo.
Se poi volete posso darvi la ricetta dei tortellini (con sfoglia tirata con il mattarello), del ragù alla bolognese, dei “trocchioli” al sugo di carne, della crema di zucchine e patate, delle tigelle, della torta di riso, ecc. qui sì che le mie capacità culinarie possono esprimersi al meglio…

Voto: Promossa a pieni voti!

La nostra prof, grazie anche all’aiuto da casa, ha saputo unire tradizione e passione per la buona cucina. I consigli non sono mancati: è proprio vero che possiamo spendere poco senza rinunciare a mangiare bene e con gusto. La cucina non dev’essere un peso o solo un bisogno per noi, ma soprattutto un piacere! E per intraprendere questa strada possiamo dilettarci, ad esempio, con la ricetta della nostra prof che abbiamo ribattezzato il «toast indeciso».
A noi, intanto, è venuto un certo languorino… magari, nella prossima intervista chiediamo anche di testare qualche ricetta!

Vito Scalia

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